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	<title>Dott. Andrea Grieco</title>
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	<description>Medico, Neurologo e Psicoterapeuta</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Jun 2022 13:57:09 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Dott. Andrea Grieco</title>
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		<title>Per la buona salute del cervello (&#8230;e non solo!)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Grieco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 13:34:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di salute]]></category>
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<h5 class="wp-block-heading">Siamo ogni giorno sempre più sollecitati da impegni, incombenze e doveri vari, lavorativi e familiari. A questo si aggiungono tutta serie di piccoli e grandi malesseri che accompagnano, purtroppo, sempre più frequentemente la nostra esperienza quotidiana. Tutto questo viene normalmente troppo semplificato nella parola <em>stress</em>, come se non potessimo far nulla per &#8220;attrezzarci&#8221; meglio. Invece è possibile, a partire dall&#8217;aver maggiore cura della salute del nostro cervello. Le ultime ricerche scientifiche ci suggeriscono nuovi percorsi virtuosi in questo senso.</h5>



<p>Per esempio, il microbiota intestinale influisce sulla permeabilità della barriera ematoencefalica, la cui integrità è protettiva per il cervello, in quanto impedisce il passaggio di sostanze nocive, permettendo invece quello di sostanze utili. I batteri intestinali secernono molecole che regolano la funzione delle varie componenti cellulari facenti parte della mucosa intestinale, chiamiate nel loro insieme <em>enterocellule</em>. Le enterocellule attraverso neurotrasmettitori ed ormoni regolano le funzioni cerebrali.</p>



<p>La comunicazione intestino-cervello avviene grazie a: <br>• la circolazione sanguigna: che veicola molecole prodotte dai batteri intestinali <br>• il sistema immunitario: che produce citochine infiammatorie e antinfiammatorie per modulare il livello di infiammazione del cervello <br>• l’apparato endocrino: che produce ormoni <br>• il nervo vago: che, stimolato dai batteri intestinali, trasporta serotonina ed altre molecole che modificano varie funzioni del cervello</p>



<p>Quando si altera l’asse intestino-cervello si possono avere molti disturbi.<br>Dall’attività cerebrale può generarsi un danno della mucosa intestinale; da un danno della mucosa intestinale può partire un disturbo psichico: come a dire la psiche è nell’intestino e l’intestino è nella psiche! D’altro canto, l’alterazione del microbiota che altera l’asse intestino-cervello, oltre agli equilibri psichici, <strong>influenza anche funzioni cognitive, come la memoria e l’apprendimento.</strong></p>



<p>&nbsp;Fra le malattie (sindromi) intestinali più diffuse annoveriamo: <br>• la sindrome dell’intestino irritabile <br>• la leaky gut syndrome (o sindrome da aumentata permeabilità intestinale) <br>• la malattia da reflusso gastroesofageo</p>



<p>Tutt’e tre queste sindromi hanno risvolti psichici, che possono condurre fino a veri e propri quadri depressivi. Chi fa da tramite fra alterazioni intestinali e l’attività psichica è l’aumento del livello di infiammazione cerebrale. Sono soprattutto le citochine infiammatorie ad essere implicate in questa neuroinfiammazione. Alla infiammazione si associa un aumento dei radicali liberi (stress ossidativo) e una riduzione degli acidi grassi omega 3, notoriamente anti-infiammatori.</p>



<p>Gli <strong>acidi grassi omega-3</strong> sono fondamentali alleati <strong>della salute del cervello</strong>:</p>



<p>• favoriscono la circolazione</p>



<p>• intervengono positivamente sul tono dell&#8217;umore</p>



<p>• hanno azione anti-infiammatoria</p>



<p>• svolgono un ruolo importante nei processi cognitivi (apprendimento e memoria)</p>



<p>Sono acidi grassi definiti &#8220;essenziali&#8221;, perché non sintetizzabili dal nostro organismo, e quindi da assumere con l’alimentazione.</p>



<p>Fonte alimentare degli omega 3 sono il pesce (in particolare salmone, sgombro, tonno, aringhe, sardine), le verdure a foglia verde e i semi oleosi (noci, semi di lino).</p>



<p>Il capostipite della famiglia degli omega-3 è l&#8217;acido alfa-linolenico (ALA). Dopo essere stato assunto l&#8217;acido alfa-linolenico viene convertito dal nostro organismo in altri grassi polinsaturi – l&#8217;<strong>EPA (acido eicosapentaenoico)</strong> e il <strong>DHA (acido docosaesaenoico)</strong> – che sono gli omega-3 biologicamente attivi e pertanto i veri responsabili dei benefici associati. Purtroppo però questo processo è particolarmente inefficiente e l&#8217;organismo non riesce a produrre quantità di EPA e DHA sufficienti a soddisfare i suoi fabbisogni.</p>



<p>Il fabbisogno giornaliero di omega 3 varia in base all&#8217;età, allo stile di vita, alla condizione fisica, all&#8217;attività sportiva svolta etc. La dose giornaliera minima raccomandata per un adulto sano è di 250 mg di acido eicosapentaenoico (EPA) + acido docosaesaenoico (DHA).</p>



<p>Un fatto è certo, nella popolazione generale la presenza di acidi grassi omega-3 è molto carente.&nbsp;</p>



<p>Questo dato è ancora più reso complesso dal fatto che per svolgere la loro azione positiva gli acidi grassi omega 3 devono essere assunti in un rapporto ottimale con gli acidi grassi omega 6: il rapporto ottimale omega 6 / omega 3 deve essere 4 a 1. Nell&#8217;alimentazione tenuta generalmente dalle persone questo rapporto è pari o superiore a 15:1, a causa dell’eccessiva ingestione di cibi ricchi degli acidi grassi omega-6, in abbinamento alla scarsa assunzione di cibi ricchi di acidi grassi omega-3. Questo, combinato magari con una alimentazione iperglicidica (carboidrati amidacei in primis) che spinge sull’aumento dei livelli di insulina, determina una enorme spinta pro-infiammatoria e i problemi di salute conseguenti.</p>



<p>L’aumento dell’introduzione degli acidi grassi omega-6 (da oli di mais, girasole, soia, cibi fritti, prodotti dolciari, e una infinità di altri prodotti presenti negli scaffali dei supermercati) e della continua secrezione di insulina a causa dell&#8217;eccesso di glucosio a cui sottoponiamo il nostro povero organismo, corrisponde a gettare, sul fuoco più o meno vivo del camino, un accendi-fuoco: la fiamma rinforza immediatamente. Anche una semplice e magari gustosa frittura, se portata avanti ad altissima temperatura (vicino ai 200 gradi), usando oli scadenti, e soprattutto consumata in quantità eccessiva, può, in abbinamento a cibi amidacei (pane, pasta, patate ecc.), rappresentare una spinta alla riacutizzazione di una reazione infiammatoria che ovviamente si farà sentire, con conseguente malessere e dolori, in particolare laddove esiste una zona o un organo già di suo in difficoltà per una sua preesistente sofferenza o disfunzione.</p>



<p>Pertanto è normalmente raccomandata una integrazione alimentare di acidi grassi omega 3.</p>



<p>Gli integratori alimentari in commercio possono contenere diverse forme di omega-3: trigliceridi naturali, acidi grassi liberi, etil esteri, trigliceridi riesterificati e fosfolipidi. I primi sono quelli che si trovano naturalmente nell&#8217;olio di pesce, mentre i fosfolipidi sono la forma di omega-3 principale dell&#8217;<strong>olio di krill</strong> (piccoli invertebrati marini delle acque fredde dell’Antartide, dalla disponibilità quasi illimitata data la loro velocità di moltiplicazione) <strong>ricchissimo di EPA+DHA</strong>.</p>



<p>Quando si acquistano integratori di omega-3 è importante scegliere prodotti dalla purezza e concentrazione certificate e controllando la quantità di EPA+DHA indicata nell&#8217;etichetta. </p>



<p>In ogni caso, per qualunque strategia di integrazione alimentare, così come per suo corretto dosaggio, è sempre indicato consultarsi con il proprio medico curante o lo specialista.</p>
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		<title>Un nuovo corso per la Medicina</title>
		<link>https://www.andreagrieco.it/un-nuovo-corso-per-la-medicina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Grieco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2022 08:28:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso mi sento raccontare dai miei pazienti: “Da quando mi è venuto quel disturbo, me ne sono venuti tanti altri uno dopo l’altro!”. Cosa accade in<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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<h5 class="wp-block-heading">Spesso mi sento raccontare dai miei pazienti: “Da quando mi è venuto quel disturbo, me ne sono venuti tanti altri uno dopo l’altro!”. Cosa accade in questi casi? Il destino all’improvviso si rivolta contro di noi?</h5>



<p>La risposta è naturalmente “No”.</p>



<p>Troppe persone si sono rassegnate a considerare una presenza inevitabile nella propria vita di tutta una serie di piccoli e grandi malesseri, tra cui stanchezza continua, dolori, senso di instabilità, irritabilità, volubilità dell’umore, senso di scontentezza continuo, difficoltà ad addormentarsi o risvegli frequenti, senso di gonfiore diffuso, tendenza ai crampi, smania nelle gambe da sdraiati, arrossamenti continui inspiegabili, sintomi da reflusso gastroesofageo, ecc. L’elenco potrebbe continuare ancora, e a fronte di questo è diventato drammaticamente normale assumere di frequente antidolorifici.</p>



<p>Il punto centrale è che essere “sani” non è assenza di una diagnosi o esami di laboratorio “normali”. &nbsp;La Salute è una condizione ben diversa, molto più vicina ad essere in quella che io chiamo “la migliore versione di se stessi”.</p>



<p>La gioia di vivere non è assenza di sintomi. Ecco perché assumere solo farmaci non regalerà mai questa condizione. Con i farmaci si possono avere meno sintomi, ma questo non vuol dire essere veramente in salute, né tantomeno essere collegati con le parti migliori della nostra vita. Controllare solo i sintomi fa “tirare a campare”. La salute è davvero molto di più.</p>



<p>Va detto con chiarezza che le malattie acute e le emergenze vanno curate ricorrendo a medicinali appropriati e al ragionamento causa-effetto (batterio &gt; antibiotico, spasmo &gt; antispastico, allergia &gt; anti-istaminico, ischemia &gt;trombolitico, ecc.). Fuori da questo quadro però, soprattutto nelle malattie più complesse che di fatto sono tutte quelle alle quali viene attribuito l’aggettivo “cronico”, è richiesto un pensiero molto più fluido, capace di valutare la interconnessione fra cellula ed ambiente extracellulare, fra cellule di un organo e quelle di un altro organo, fra organi di un apparato e gli organi di un altro apparato</p>



<p>La salute delle persone è in genere in condizioni precarie, anche quella di chi si crede sano solo perché non ha ancora una diagnosi, o perché ha ancora “gli esami” apparentemente nella norma.</p>



<p>Questa precarietà è dovuta al fatto che la nostra biologia è stata completamente sovvertita dall’<strong>infiammazione cronica silente di basso grado</strong> (ICSbg).</p>



<p>L’ICSbg di fatto oggi la “malattia più diffusa”. È più corretto definirla una sindrome, cioè un mix di sintomi soggettivi e di segni oggettivi, che ha in sé le potenzialità di aprire le porte a decine di altre malattie.</p>



<p>Dopo anni e decenni di infiammazione che esprime uno stato di allarme dell’organismo, ignorato e che via via satura le sue residue possibilità di autoregolazione, iniziano le malattie d’organo, spesso una dietro l’altra. Questo perché, essendo l’infiammazione sistemica, cioè generalizzata e diffusa, gli organi, gli apparati, i tessuti che possono manifestare la loro fine funzionale, possono essere tantissimi e sempre di più, col passare del tempo.</p>



<p>Sono aumentate a dismisura le prescrizioni di cortisonici, antinfiammatori non steroidei, e, più di recente, immunosoppressori e anticorpi monoclonali, presentati come “cure”, ma che in realtà sono meri trattamenti palliativi sintomatici di mitigazione dell’infiammazione che magari aggravano la situazione clinica per comparsa degli effetti collaterali. Vale una regola: se l’infiammazione cronica non viene modulata agendo sulle sue tante cause, il solo uso “protocolli antinfiammatori”, riserverà solo un destino: il suo peggioramento progressivo.</p>



<p>Nessuno, e sottolineo nessuno, dei farmaci prescritti nelle infiammazioni croniche è una cura, semplicemente perché nessuno di essi intacca minimamente le cause vere dell’infiammazione.</p>



<p>Se i farmaci antinfiammatori sono diventati i farmaci più prescritti, è solo perché l’infiammazione, provocata dai nostri stili di vita personali e collettivi, la sta portando a livelli inimmaginabili sino a pochi decenni fa.</p>



<p>Stiamo assistendo ad un deterioramento impressionante della salute delle persone, che si accetta come inesorabile, senza indagarne le cause vere.</p>



<p>È indispensabile un nuovo corso della Medicina che porti ad avere una vita più in salute e che proponga precise scelte, in primis nello stile alimentare, che aiutino ad avere un livello equilibrato di infiammazione ad accompagnarci per tutta la vita.</p>



<p>Una Medicina che valorizzi i sintomi non per una loro esclusiva gestione, bensì come una guida alla comprensione di cosa non sta andando in quell’organismo malato, superando una divisione a cui oggi assistiamo, per semplificare, tra una medicina “accademica” e una medicina “funzionale”. In futuro entrambi gli approcci dovranno far parte di un unico corpus dottrinale alla base della formazione del medico (quello che già accade a molti medici, come lo scrivente). Essere medico è essere allo stesso tempo medico accademico e medico funzionale. Questo perché la Medicina come arte del curare è una sola. Alle persone deve essere data solo una cosa: il meglio di quello che le nostre conoscenze scientifiche possono offrire.</p>



<p>Abbiamo bisogno di speranze, di sogni, di ritrovare il piacere di vivere nella propria vita biologica, senza la penosa sensazione di un tempo che passa inesorabile, tradendo via via tutte le speranze.</p>



<p>Personalmente cerco di impegnarmi ogni giorno in questa che considero una vera e propria missione, rivolta ai miei colleghi medici, ai miei pazienti attraverso il mio lavoro quotidiano, e a tutte le persone che incontro.</p>



<p>Ho scritto il mio ultimo libro <strong>“Scegli la longevità”</strong> proprio per dare un contributo in questa direzione. Maggiori informazioni le trovate a questo link: <a href="https://www.andreagrieco.it/scegli-la-longevita/">https://www.andreagrieco.it/scegli-la-longevita/</a></p>
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		<title>Long Covid, malati immaginari? No.</title>
		<link>https://www.andreagrieco.it/long-covid-malati-immaginari-no/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Grieco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2021 16:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da mesi vengono pubblicati in sequenza studi, report e statistiche su quante siano le persone afflitte da sintomi persistenti per mesi dopo aver contratto il Covid-19.<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<p>Da mesi vengono pubblicati in sequenza studi, report e statistiche su quante siano le persone afflitte da sintomi persistenti per mesi dopo aver contratto il Covid-19. </p>



<p>Pochi giorni fa è stato pubblicato su Nature uno studio che ha riassunto, attraverso modelli statistici e matematici, le 15 migliori ricerche scientifiche su 18.251 analizzate tra quelle pubblicate nel 2020. Presi in esame ci sono otto studi dall&#8217;Europa, tre dagli Stati Uniti e uno ciascuno dall&#8217;Australia, Cina, Egitto e Messico; per cui geograficamente non dati rappresentativi. Comprendono complessivamente 47.910 pazienti in età dai 17 agli 87 anni e che hanno manifestato sintomi persistenti per un periodo fino 15 settimane dopo l&#8217;infezione virale. </p>



<p>Nella immagine in testa all&#8217;articolo sono raffigurati i vari sintomi segnalati, e in percentuale, quanti dei soggetti monitorati li hanno riscontrati. La tabella è in inglese ma credo sia comunque comprensibile.</p>



<p>In totale sono stati registrati più di 50 sintomi, anche molto diversi tra loro.</p>



<p>I più ricorrenti sono:</p>



<ul><li>Affaticamento, stanchezza persistente</li><li>Mal di testa</li><li>Disturbi dell&#8217;attenzione</li><li>Perdita di capelli</li><li>Mancanza di respiro (dispnea, respiro corto)</li><li>Tosse e dolore e/o senso di costrizione al torace</li><li>Aritmie e palpitazioni</li><li>Perdita del gusto e dell&#8217;olfatto</li></ul>



<p>Voglio sottolineare tre aspetti.</p>



<p>Il primo è che, al di là della descrizione quasi un po&#8217; asettica di questi elenchi, dobbiamo ricordare che in molti casi dietro ci sono storie di persone che vivono una penosa condizione, un misto di preoccupazione per il futuro, scoraggiamento, tristezza, mancanza di fiducia, dubbi sulla reale possibilità di uscirne. Il tempo che passa poi, non portando segni concreti di un viraggio verso la guarigione piena, non può che aggravare l’impatto negativo che i sintomi hanno sulla qualità del vivere. Una condizione che possiamo definire di stress cronico. Con numeri da decine di milioni di casi, non si può trattare semplicemente di soggetti ansiosi e/o depressi, anche se questi ultimi compaiono nell’elenco dei sintomi associati a Long Covid. Hanno un problema reale di salute, non psicologico o psicosomatico. Semmai i disturbi sono somatopsichici, cioè dal corpo si portano alla psiche, generando così ansia e depressione per l’influenza che il corpo ha sul cervello. Ansia e depressione sono semplicemente le conseguenze dello star male in modo persistente.</p>



<p>Il secondo è che in questo caso stiamo parlando di una &#8220;fotografia&#8221; relativa al 2020 (i tempi di verifica delle pubblicazioni sono sempre di alcuni mesi). I dati più aggiornati in via di pubblicazione stanno confermando questo quadro, presentandolo anzi ancora più drammatico, e rilevando che il Long Covid riguarda, in forma più o meno grave, milioni di persone e fino al 60% tra coloro che hanno contratto il virus SARS-CoV-2, compreso gli asintomatici poiché non vi è una stretta relazione tra gravità del Covid-19 e la persistenza e varietà dei sintomi.</p>



<p>Infine che purtroppo il Long Covid è una condizione per la quale attualmente non esistono, o sono riconosciuti, test diagnostici oggettivi, né sono stati definiti dalla Medicina approcci terapeutici. Siamo allo stadio in cui si sottolinea che “la gestione delle persone con Long-Covid deve essere multidisciplinare per dare risposta alle diverse manifestazioni cliniche, funzionali, cognitive, psicologiche e nutrizionali, e che questo approccio deve essere personalizzato, modulato e adattato tenendo conto della varietà delle condizioni che si presentano nel singolo paziente” (cit. Indicazioni ad interim sui principi di gestione del Long-COVID dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità, versione del 1° luglio 2021). Su questo proveremo nelle prossime settimane a dare il nostro contributo.</p>



<p>Lo studio lo potete consultare a questo link. E&#8217; in inglese, ma con l&#8217;aiuto del traduttore on-line diventa comprensibile anche per coloro che non hanno dimestichezza con questa lingua.</p>



<p><a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.nature.com%2Farticles%2Fs41598-021-95565-8%3Ffbclid%3DIwAR29Pk5njPwK6V8XIrpNYnQF6Hf5mp5Jl1EYfx3nQew2OAc-kurEafct91k&amp;h=AT2zwByj-2-zZGmhzsvqLa1TGjOddHa0F5IIMnW_dLkVzScBmEifjUqLHy1Gs0JRZ2u8k2Q_OJbKRbqzuNHwJzaVh_WTPgqVcUo8XUnlHCdzRhoWGPNKJr77c7y784ifYw&amp;__tn__=-UK-R&amp;c[0]=AT2c5JOMGmctTnqKM8psrrGCzp0llzHY5B2Qm452Ngwebgb3y_vbPspefSO4EFLZr3dm--PIETeZY_zZAGi8de9ZYJo-IdeRvIGZdtTU8vOUpEDU57fBZxaFosFXfn6GHJq1adCX0t2gTjuv6gASjZmz-k5QI4A_loHhwOodWsGWG26Ma3XRkdNQe4JKslmLrDun4qo" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.nature.com/articles/s41598-021-95565-8</a></p>



<p>Questa la citazione completa</p>



<p>Lopez-Leon, S., Wegman-Ostrosky, T., Perelman, C. et al. More than 50 long-term effects of COVID-19: a systematic review and meta-analysis. Sci Rep 11, 16144 (2021)</p>
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		<title>LONG COVID: Una nuova sfida oltre l&#8217;emergenza</title>
		<link>https://www.andreagrieco.it/long-covid-una-nuova-sfida-oltre-lemergenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Grieco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Aug 2021 12:55:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi segnalo che il 6 settembre uscirà il mio nuovo libro LONG COVID: UNA NUOVA SFIDA OLTRE L&#8217;EMERGENZA. Un libro che vede la luce dopo diversi<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Vi segnalo che il 6 settembre uscirà il mio nuovo libro <strong>LONG COVID: UNA NUOVA SFIDA OLTRE L&#8217;EMERGENZA</strong>.</p>



<p>Un libro che vede la luce dopo diversi mesi passati a studiare in dettaglio tutti gli studi scientifici più recenti e le varie pubblicazioni che sono uscite sul Covid-19 e sul Long Covid (e che trovate in una bibliografia di oltre 200 voci), le versioni aggiornate della vera scienza medica, cioè i “sacri testi” di Biochimica, Istologia, Fisiologia, Fisiopatologia, Patologia Generale, rielaborati sulla scorta della mia consistente esperienza clinica nella cura delle patologie collegate ad infiammazione cronica silente di basso grado e sindrome fibromialgica.</p>



<p>Il Long Covid è la definizione di tutti quei malesseri e disturbi, anche tanto diversi tra loro, che in forma più o meno grave perdurano anche a distanza di molti mesi dopo la guarigione da Covid-19, e che sta già riguardando in forme ed espressioni diverse, decine di milioni di persone in tutto il mondo.</p>



<p>Secondo le stime ne sono colpiti in vario modo fino alla metà di coloro che sono risultati contagiati dal virus SARS-Cov-2, compreso gli asintomatici.</p>



<p>Come nel caso della sindrome fibromialgica o Fibromialgia, anche con il Long Covid le persone sono strette in una morsa di sofferenza, che col passare del tempo viene vissuta sempre più come senza speranza.</p>



<p>È impressionante la somiglianza fra gli innumerevoli sintomi da Long Covid e sintomi da Fibromialgia: basta andare nei blog dedicati a queste due condizioni per rendersi che quando parla un fibromialgico sembra che parli un malato di Long Covid e viceversa.</p>



<p>Quando queste persone vanno in una struttura ospedaliera o da un medico e cominciano a snocciolare un elenco interminabile di malesseri e dolori generalizzati, accompagnati giustamente da sconforto e scoraggiamento verso la vita stessa, Il medico purtroppo spesso non riesce a fare i dovuti collegamenti tra tanti sintomi che riguardano organi ed apparati diversi, e la drammatica conseguenza è che alle persone malate non viene indicata alcuna via che porti alla guarigione vera.&nbsp;</p>



<p>Si ricorre così perlopiù a trattamenti cortisonici, FANS, antidepressivi etc. etc., senza rendersi conto che andrebbero indicate norme comportamentali e scelte di vita atte a ridurre il livello infiammatorio di fondo.</p>



<p>Per il Long Covid, così come per la Fibromialgia, è solo lo studio del terreno biologico che può ispirare un cammino di guarigione.</p>



<p>Perché dunque ho sentito l&#8217;esigenza di scrivere un libro sul Long Covid?&nbsp;</p>



<p>Per dare un messaggio di speranza e indicare un progetto di possibile guarigione.</p>



<p>Così come si può uscire dalla Fibromialgia e da ogni altra malattia, si può uscire anche dal Long Covid, purché se ne comprenda la sua essenza e se ne affrontino le sue possibili concause.</p>



<p>Il Long Covid deve essere collocato nell&#8217;ambito di un problema di salute “sistemico”, che riguarda cioè non solo il coronavirus in quanto tale, bensì la condizione biologica profonda della persona stessa prima di ammalarsi di Covid-19.</p>



<p>Nel determinismo di molte malattie, e anche del Long Covid, non si può ignorare l&#8217;importante relazione che c&#8217;è fra psiche, sistema nervoso, apparato ormonale, il sistema immunitario, e l&#8217;infiammazione che del sistema immunitario ne rappresenta il braccio armato.</p>



<p>Tutti coloro che soffrono di questa patologia hanno il diritto di essere di nuovo aperti alla speranza, e con questo libro spero di essere utile a riaccenderla.&nbsp;</p>



<p>I consigli che ho scritto nel libro&nbsp;</p>



<ul><li>per ritrovare la luce dopo il buio del Long Covid;</li><li>per essere più forti contro il virus SARS-CoV-2, con il quale dovremo confrontarci ancora per molto tempo;</li><li>per tutti coloro interessati ad essere protagonisti del proprio benessere;</li></ul>



<p>saranno tanto più efficaci quanto più sarò riuscito a far capire il perché si sta male.&nbsp;</p>



<p>La psiche c’entra poco o niente, non si sta male di Long Covid perché si è isterici, ansiosi o depressi. Semmai si diventa tristi e scoraggiati a forza di chiedere ripetutamente aiuto, mentre di fatto si è abbandonati al proprio destino, in compagnia di farmaci antidepressivi e di qualche sintomatico.</p>



<p>Mi auguro che il lettore colga nel mio messaggio lo stimolo a qualche modifica del proprio stile di vita, che lo riconnetta con una forza guaritrice che tutti ci portiamo dentro, e che è lì pronta a garantirci la miglior vita possibile.</p>



<p>Il libro uscirà lunedì 6 Settembre in tutti i canali abituali di distribuzione editoriale.</p>



<p>Il prezzo di copertina stabilito dall’editore è di € 19.00</p>



<p>Per ringraziare tutti coloro che mi seguono, in accordo con l&#8217;Editore, il nuovo libro viene offerto per alcuni giorni in prevendita ad un prezzo speciale.<br>Fino alla mezzanotte di Sabato 21 Agosto potete acquistarlo sul mio sito al prezzo di € 13,30 con la spedizione gratuita.&nbsp;</p>



<p>Il libro verrà spedito in 2/3 giorni a partire dal 6 Settembre.</p>



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<p>Sempre sul mio sito potete leggere in anteprima il capitolo introduttivo del libro:</p>



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<p>Il mio personale auspicio è che questo libro possa dare un contributo rilevante nel viaggio verso il futuro della Medicina e nel far acquisire una nuova visione circa il concetto di salute, non solo ai pazienti Long Covid, ma a tutti coloro che hanno a cuore il proprio benessere.</p>



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		<title>Zuccheri &#038; Carboidrati: facciamo chiarezza!</title>
		<link>https://www.andreagrieco.it/zuccheri-carboidrati-facciamo-chiarezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Grieco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2021 07:58:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cominciamo con il dare il giusto nome alle cose, per evitare di continuare ad alimentare fraintendimenti che falsano le scelte delle persone, ignare di essere disinformate.<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<p id="cdca">Cominciamo con il dare il giusto nome alle cose, per evitare di continuare ad alimentare fraintendimenti che falsano le scelte delle persone, ignare di essere disinformate.</p>



<p id="1a92"><strong>ZUCCHERI&nbsp;</strong>è il nome alternativo dei&nbsp;<strong>CARBOIDRATI&nbsp;</strong>(o<em>&nbsp;idrati di carbonio&nbsp;</em>o&nbsp;<em>glucidi&nbsp;</em>o<em>&nbsp;glicidi</em>).</p>



<p id="142f">Gli zuccheri possono essere:</p>



<ul><li><em>monosaccaridi</em>: per esempio glucosio e fruttosio;</li><li><em>oligosaccaridi</em>, tra cui i&nbsp;<em>disaccaridi</em>: per esempio&nbsp;<em>saccarosio&nbsp;</em>(costituito da una molecola di glucosio e una di fruttosio e commercialmente chiamato&nbsp;<em>zucchero</em>, quello da cucina,&nbsp;<strong>al singolare per cui quando si usa al plurale nasce il fraintendimento</strong>&nbsp;con il termine riportato sopra) e lattosio;</li><li><em>polisaccaridi</em>: per esempio&nbsp;<em>amidi&nbsp;</em>(di cui sono composti in maniera prevalente pane, pasta, patate, farine, mais, riso, legumi).</li></ul>



<p id="80e4">Gli<em>&nbsp;zuccheri&nbsp;</em>(o&nbsp;<em>carboidrati</em>, che, ripeto, sono sinonimi) possono essere distinti in</p>



<ul><li><em>semplici</em></li><li><em>complessi</em></li></ul>



<p id="2175">Questa distinzione riguarda:</p>



<ul><li>il numero di monosaccaridi: se uno o due (carboidrati semplici); se molti (carboidrati complessi);</li><li>la velocità di assimilazione, cioè il tempo che impiegano per essere digeriti, quindi “smontati”, in molecole singole di glucosio;</li><li>la velocità con cui fanno alzare la glicemia (indice glicemico).</li></ul>



<p id="9dbf">La “informazione” nutrizionale e pubblicitaria imperante hanno progressivamente indotto a credere che:</p>



<ul><li>solo quelli&nbsp;<em>semplici</em>&nbsp;siano dannosi per la salute, associando a&nbsp;<em>semplici</em>&nbsp;prevalentemente il termine&nbsp;<em>zuccheri</em>&nbsp;(in questo caso come se la parola&nbsp;<em>zuccheri</em>&nbsp;si riferisse al plurale di zucchero)</li><li>quelli&nbsp;<em>complessi</em>, prevalentemente amidacei (associati al termine&nbsp;<em>carboidrati</em>) invece siano perlopiù utili e salutari, per cui si possono assumere tranquillamente in quantità, in un evidente travisamento del concetto di “dieta mediterranea”, ridotta a pane, pasta, pizza, riso, patate e legumi, invece di quello che a rigore dovrebbe essere di una dieta ad alto tenore di polifenoli da vegetali, pesce, olio EVO e (poca) frutta.</li></ul>



<p id="b240"><strong>Ripeto, ancora una volta, zuccheri e carboidrati sono i veri sinonimi!</strong></p>



<p id="91ac">Si dimentica&nbsp;che&nbsp;<em>zuccheri semplici</em>&nbsp;(per lo più monosaccaridi e disaccaridi) e&nbsp;<em>zuccheri complessi</em>&nbsp;(per lo più amidi) alle dosi “consigliate”, letteralmente&nbsp;<strong>inondano di&nbsp;<em>glucosio&nbsp;</em>il nostro organismo</strong>, con pesanti ricadute sulla salute delle persone.</p>



<p id="7a97">L’informazione nutrizionale e pubblicitaria, con una azione di marketing economico travestito da informazione scientifica, ha fatto credere “buoni” tutti i&nbsp;<em>carboidrati complessi</em>&nbsp;e “cattivi”, tutti gli&nbsp;<em>zuccheri semplici.</em></p>



<p id="97f6">Si è generato un ridicolo allarme su 2 o 3 cucchiaini da 4 grammi di zucchero (come detto costituito da una molecola di glucosio e una di fruttosio) che una persona amante del caffè mette nei suoi 2–3 caffè quotidiani, quando 100 grammi di un qualunque cereale, contenendo da 60 a 80 grammi di&nbsp;<em>carboidrati&nbsp;</em>(cioè di fatto molecole di&nbsp;<em>glucosio&nbsp;</em>legate fra di loro),&nbsp;<strong><em>quanto a glucosio</em></strong>&nbsp;ne fanno ingerire l’equivalente contenuto in 30–40 cucchiaini di zucchero!</p>



<p id="6911">Tutto questo ha causato, e continua a causare, una vera e propria inondazione sfrenata di&nbsp;<em>glucosio&nbsp;</em>nelle persone, sulla cui pericolosità nessuno, o solo poche inascoltate voci, lancia un allarme.</p>



<p id="94ff">Viviamo una condizione&nbsp;<em>iper-carboidratica</em>&nbsp;ed&nbsp;<em>iperinsulinica</em>&nbsp;ad essa inevitabilmente associata, un modo sicuro per ridurre le persone a consumatori folli di&nbsp;<em>glucosio</em>, letteralmente&nbsp;<em>glicomani&nbsp;</em>(o&nbsp;<em>glucomani</em>), cioè drogati di&nbsp;<em>glucosio</em>.</p>



<p id="6e22">Siamo completamente succubi di quelli che chiamo&nbsp;<strong>impero dei carboidrati</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>tirannia del glucosio</strong>.</p>



<p id="bac0">In realtà la tirannia non è creata dal glucosio, componente essenziale della nostra fisiologia cellulare, ma da chi lo propone in quantità elevatissime e assunzioni continue, costringendo il nostro organismo ad un perenne lavoro di gestione della&nbsp;<em>iperglicemia</em>, condizione che dovrebbe essere occasionale.</p>



<p id="8445">Nelle 350 pagine del libro “<strong>La Nutrizione dal 2020 in poi</strong>” spiego in dettaglio tutte le conseguenze di questo scenario sulla nostra salute, con approfondimenti sui tanti temi direttamente correlati, e come la via della conoscenza e consapevolezza ci offra la possibilità di diventare artefici del nostro benessere, rendendo la nutrizione un atto di amore verso noi stessi, il nostro organismo e i suoi reali bisogni.</p>



<p id="0c59">Non si deve rinunciare a nessun cibo per sempre. La gioia di stare a tavola in spensieratezza, così importante nella nostra cultura, deve rimanere intatta.</p>



<p id="0bad">Non è nei weekend, nelle ricorrenze o nelle “occasioni” che ci si ammala.</p>



<p id="2e08">L’attenzione va posta alla routine quotidiana… lì si gioca gran parte del nostro destino.</p>
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		<title>Colazione SI/NO: facciamo chiarezza!</title>
		<link>https://www.andreagrieco.it/colazione-si-no-facciamo-chiarezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Grieco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Aug 2021 14:37:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte persone la mattina non hanno fame perché il cortisolo che il loro organismo libera e l’adrenalina presente in circolo, nonché la normale attivazione ortosimpatica al<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:50px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Molte persone la mattina non hanno fame perché il <strong>cortisolo </strong>che il loro organismo libera e l’<strong>adrenalina</strong> presente in circolo, nonché la normale <strong>attivazione ortosimpatica al risveglio</strong>, creano una situazione metabolica con lieve reazione adrenergica chiamata “lotta o fuggi” <em>che prepara all’inizio delle attività quotidiane, ma non a mangiare!</em>&nbsp;</p>



<p>Tutti questi ormoni aumentano &#8220;naturalmente&#8221; la glicemia, per cui più che ad abbuffarci di cereali, biscotti e croissant, secondo il nostro organismo saremmo pronti a fare attività fisica.&nbsp;</p>



<p>Tanti fanno colazione pur non avendone davvero voglia, solo perché sono stati <strong>erroneamente </strong>convinti da anni che sia una pratica indispensabile per la salute, in contrapposizione al “caffè e basta” o “cappuccino e basta”, di solito sconsigliati (secondo me a torto), abituando così il cervello a mangiare &#8220;per forza&#8221; a ore prestabilite: un&#8217;abitudine del tutto innaturale.&nbsp;</p>



<p>Fare la colazione, e soprattutto la sua quantità, invece dovrebbe dipendere da due semplici domande: &#8220;Ho voglia di mangiare?” e “Che attività devo svolgere in mattinata?”</p>



<p>Sto facendo colazione in un hotel dolomitico ed ho gli scarponi da trekking ai piedi perché subito dopo colazione mi aspettano 4-5 ore di camminata in forte salita? Bene, la colazione potrà essere anche abbondante (sempre se uno la gradisce, e senza sforzarsi): il glucosio che andrà nel sangue durante la fase digestiva verrà utilizzato a scopo energetico, stante l’impegno muscolare prolungato della mia camminata in montagna.&nbsp;</p>



<p>Sono invece a casa e dopo colazione sarò seduto alla scrivania per tutta la mattina, per studiare o lavorare? Il dispendio energetico in questo caso sarà minimo, quantificabile approssimativamente nei 5 grammi di glucosio ogni ora che il cervello a pieno ritmo consuma, pertanto non c&#8217;è nessuna richiesta di &#8220;rifornimento&#8221; da parte del nostro organismo.</p>



<p>Dobbiamo sfatare il mito che l’unico carburante energetico utilizzabile dal <strong>cervello </strong>sia il glucosio: sono ormai passati più di cinquant’anni da quando George Cahill in uno studio del 1969 dimostrò che il cervello sa “andare” tranquillamente anche a <strong>chetoni</strong>; questo spiega il benessere mentale che accompagna anche lunghi periodi di astensione dal cibo, per esempio dei monaci; senza la ingestione di glucosio aumenta&nbsp; la produzione di chetoni, e con questi, la produzione di energia nei mitocondri, più pulita e che offre <em>al cervello più lucidità e memoria</em>.</p>



<p>Una colazione abbondante può comportare tra biscotti, fette biscottate, marmellata e succhi di frutta, anche oltre 100 grammi di carboidrati (corrispondenti più di 70-80 grammi di glucosio).&nbsp;</p>



<p>Il risultato sarà una importante secrezione di insulina e una messa sotto stress di tutti i meccanismi di gestione e controllo della iperglicemia, con l’alternanza per tutta la mattina di iperglicemia-ipoglicemia. Partiranno le montagne russe del <strong>Ciclo delle 5 “i”</strong>: Iperglicemia &gt; Iperinsulinemia &gt; Ipoglicemia &gt; Ipercortisolemia &gt; Iperglicemia&#8230; e così per ore.</p>



<p>Col Ciclo 5i, peraltro la sensazione artificiale di appetito cresce ulteriormente; le esorfine (morfine esogene contenute nel grano e derivati) aumentano, generando stimoli sensoriali piacevoli e dipendenza rapidissima (tanto che si parla di glucomania o glicomania, cioè <strong>dipendenza da glucosio</strong>); col Ciclo 5i solo una cosa diminuisce progressivamente, se si ripete spesso e nel tempo: il benessere, il piacere di vivere, e la salute!</p>



<p>Inoltre la crusca presente nei cereali integrali da colazione contiene <em>agglutinina del germe di grano</em>, una lectina che induce il sistema immunitario ad attivare una risposta infiammatoria facendo liberare ai macrofagi istamina e citochine infiammatorie. L&#8217;agglutinina del germe di grano può legarsi all’acido sialico, un rivestimento di molecole glicoconiugate che si trova sulla superficie delle cellule dell’epitelio intestinale, con funzione di riconoscimento immunitario. L’agglutinina del germe di grano inoltre può legarsi al tessuto endoteliale (rivestimento interno della parete arteriosa) favorendo una autoaggressione da parte del sistema immunitario e l&#8217;avvio del processo di indurimento della parete delle arterie (e quindi del processo arteriosclerotico). <br>A questo concorrono anche gli <em>AGEs</em> che si depositano anch’essi nelle pareti dei vasi. Gli AGEs sono i prodotti della glicazione finale avanzata non enzimatica del glucosio causata dall&#8217;iperglicemia,&nbsp; una vera e propria “<strong>ruggine biologica</strong>” prodotta dall’eccessiva presenza di glucosio, non utilizzato a scopi energetici.&nbsp;</p>



<p>Allora si deve &#8220;saltare&#8221; per forza sempre la colazione? No, si deve conoscerne e capirne l’impatto metabolico disturbante e regolarsi di conseguenza. I nostri comportamenti devono essere tali da permettere al nostro organismo una piena gestione dell’impatto metabolico della colazione, come di tutti i cibi in generale.</p>



<p>Sicuro è che la colazione va ad interrompere il più lungo dei nostri &#8220;digiuni&#8221; postprandiali, quel periodo di &#8220;riposo&#8221; metabolico benefico che assicuriamo al nostro organismo con il riposo notturno. Non a caso gli inglesi chiamano la colazione &#8220;breakfast&#8221;, che etimologicamente vuol dire “rompi digiuno”. Pertanto saltare anche solo occasionalmente la colazione protrae per alcune ore quella condizione virtuosa che io chiamo di <strong>Pax Insulinica</strong>, con un effetto disintossicante, rivitalizzante e dimagrante. </p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Riassumendo, secondo il regime della Pax Insulinica, e posto il primo principio di regolarsi nelle quantità in base alle delle attività previste nella giornata, come detto all&#8217;inizio, la colazione può essere:</p>



<ol><li>evitata: il saltare la colazione è una pratica assolutamente benefica, soprattutto in assenza di un vero desiderio di farla. Il cervello non solo non soffre ma ringrazia!&nbsp;</li><li>con solo tè, caffè o cappuccino</li><li>con un avocado o altro frutto (uno, no molti), con yogurt naturale (senza zuccheri aggiunti) in quantità moderate (max 1 vasetto da 125 gr.)</li><li>all’inglese, ma senza pane tostato, con uova strapazzate (bio e allevate a terra), prosciutto senza conservanti, e formaggio a carboidrati zero (parmigiano, grana padano ecc.)</li><li>con una crèpe preparata con farina di cocco e/o mandorle, con un uovo intero e due chiari&#8230; e sopra frutti di bosco</li></ol>



<p><strong>Fondamentale </strong>prima e durante la colazione <strong>bere acqua</strong>: ricordo che la idratazione è alla base di qualunque pratica salutare.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Nel libro &#8220;A History of Breakfast&#8221; una nota divulgatrice americana, Heather Arndt Anderson, descrive una interessante carrellata delle caratteristiche della colazione nella dieta umana nel corso dei secoli. Nella tradizione greca e romana la colazione era il meno impegnativo dei nostri pasti in termini culinari in quanto consisteva per secoli in un semplice spuntino di formaggio, miele e olio, destinato ai mattinieri che dovevano occuparsi dei raccolti e del bestiame, a coloro che dovevano percorrere delle lunghe distanze dopo essersi alzati, o un pasto per bambini e infermi. Questo elemento di pragmaticità è prevalso sino al Medioevo, dove la generalità delle persone evitava la colazione, anche per motivi religiosi. Tommaso d&#8217;Aquino, nella sua <em>Summa Theologica</em>, considerava il mangiare troppo presto come uno dei modi per commettere il peccato mortale della gola: il consumo di un pasto mattutino, seguendo quella logica, era ritenuto un affronto a Dio e a se stessi. Il digiuno invece era visto come prova della propria capacità di negare i desideri della carne; il programma alimentare ideale, da questo punto di vista, era una pasto leggero (consumato a mezzogiorno) seguito da una cena più sostanziosa la sera. Dal 16° secolo in Europa cominciarono invece a svilupparsi teorie che vedevano nella colazione un pasto importante. Thomas Cogan, un medico inglese del tempo, sosteneva che &#8220;soffrire a lungo la fame riempie lo stomaco di cattivi umori&#8221;, e i ricchi e i nobili iniziarono a includere carne, uova e altri cibi. Questa tendenza alla colazione con cibi &#8220;cucinati&#8221; si estese ai ceti più bassi con la rivoluzione industriale del XIX secolo e l&#8217;ascesa del lavoro in fabbrica. Si cominciarono così a diffondere una miriade di problemi di salute e di dispepsia, e a fine &#8216;800 si cominciò a sospettare (con ragione) che i pasti pesanti delle ore mattutine ne fossero fattori chiave. Nella diffusione di nuovi modelli da seguire, vi è l&#8217;introduzione sistematica dei cereali tostati nella colazione avuta con John Harvey Kellogg che dal 1894 sviluppò i cereali in fiocchi, diventati poi i noti &#8220;Corn Flakes&#8221;.</p>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Per concludere, sottolineo come la colazione sia da diversi anni oggetto di innumerevoli studi divisi tra coloro che ritengono sia un pasto indispensabile e altri che raccomandano la salubrità del saltarla. Alcuni di questi studi sono eccellenti e di grande utilità pratica, altri sono talvolta gravati dal peso di alcuni elementi di superficialità, in primis prendere in esame coorti troppo ristrette per poter ottenere indicazioni generali utili, o valutare il tema in base alla sola ricaduta sul peso corporeo, senza considerare adeguatamente i profili fisiologici e di vita degli osservati, ed escludendo tutta una serie di fattori fondamentali per il complesso intreccio biochimico – ormonale &#8211; neuroendocrino qual è il nostro organismo. </p>



<p>Come spesso accade quando si parla di nutrizione, preconcetti e insufficiente aggiornamento scientifico possono portare a indicazioni fuorvianti o troppo perentorie. Ci si deve sempre concedere di usare il buon senso, quando si parla di nutrizione, perché altrimenti qualunque ragionamento esasperato può diventare una “religione”, ma a quel punto non è né più valido, né condivisibile da tutti. Troppe volte nel mondo della cultura nutrizionale si riscontra disinformazione e pressapochismo. I sedicenti esperti pullulano&#8230; persone spesso senza basi formative biologiche e senza esperienza clinica che si arrogano il diritto di sapere cosa è bene che la gente faccia o mangi, tirando l’acqua al proprio mulino, piuttosto che essere rigorosamente attenti alle novità scientifiche che avanzano.</p>
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		<title>Cosa vuol dire avere la Fibromialgia</title>
		<link>https://www.andreagrieco.it/cosa-vuol-dire-avere-la-fibromialgia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Grieco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 15:39:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di Fibromialgia ci troviamo di fronte ad uno degli argomenti della Medicina più drammaticamente fraintesi. Studio la sindrome fibromialgica dai primi anni &#8217;80,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<h5 class="wp-block-heading">Quando si parla di Fibromialgia ci troviamo di fronte ad uno degli argomenti della Medicina più drammaticamente fraintesi.</h5>



<p>Studio la sindrome fibromialgica dai primi anni &#8217;80, e<a href="https://youtu.be/iUiCeJ8Hglw" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in questo video</a> cerco di descrivere il quadro che, purtroppo, innumerevoli volte ho avuto di fronte agli occhi.</p>



<p>Un dibattito diviso tra medici smarriti dal numero di sintomi ad essa attribuiti e dal numero di possibili malattie ad essa associabili, e altri che la annoverano tra le malattie &#8220;incurabili&#8221;, attribuendogli l&#8217;aggettivo &#8220;cronico&#8221; come fosse una maledizione di condanna alla dannazione eterna. In mezzo troviamo un pullulare di opinioni, le più disparate, con in comune il considerare chi soffre di Fibromialgia un paziente con problemi psichici, di ansia e depressione, perché i sintomi riferiti dai fibromialgici sono tanti e vaghi.</p>



<p>Il risultato devastante di tutto ciò sono milioni di persone che soffrono, con varie modalità espressive e livelli di gravità, non riconosciute come realmente sofferenti e quindi lasciate praticamente a se stesse.</p>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/iUiCeJ8Hglw?rel=0" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>



<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>
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		<title>Lo &#8220;sballo del corridore&#8221; e lo sballo delle nostre tavole</title>
		<link>https://www.andreagrieco.it/lo-sballo-del-corridore-e-lo-sballo-delle-nostre-tavole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Grieco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Apr 2021 07:16:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte persone che praticano sport, anche al livello non agonistico, conoscono quella sensazione mista tra euforia, rilassatezza e buon umore, che si verifica circa mezz’ora dopo<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div style="height:30px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Molte persone che praticano sport, anche al livello non agonistico, conoscono quella sensazione mista tra euforia, rilassatezza e buon umore, che si verifica circa mezz’ora dopo la fine dell’attività fisica.</p>



<h5 class="wp-block-heading">Viene comunemente definita con l’espressione inglese runner’s high cioè “sballo del corridore”.</h5>



<p>E&#8217; il motivo per cui la pratica anaerobica è consigliata anche per una generale attenuazione di eventuali stati d’ansia.<br>La ricerca scientifica sugli effetti dell’esercizio fisico da anni attribuisce questa sensazione di piacere all’aumento dei livelli ematici di endorfine, sostanze che aiutano ad alleviare il dolore.<br>Di recente un gruppo di ricercatori dell’Università di Amburgo-Eppendorf e dell’Università Johannes Gutenberg di Magonza, in Germania ha pubblicato uno studio sulla rivista scientifica Psychoneuroendocrinology dove sviluppano una tesi che fa ricondurre agli endocannabinoidi – e non alle endorfine – questo &#8220;benessere&#8221; provato dopo uno sforzo fisico intenso.<br>Gli endocannabinoidi sono sostanze prodotte dal corpo e che si legano agli stessi recettori del THC, uno dei maggiori e più noti principi attivi della cannabis.<br>Per dimostrare questa tesi hanno svolto dei test su gruppi di persone somministrando ad alcuni il naloxone, un farmaco che blocca l’assorbimento degli oppioidi: l’obiettivo dei ricercatori era di escludere il ruolo delle endorfine nello “sballo del corridore”.<br>Annotate &#8220;naloxone&#8221;, il nome di questo farmaco, ne riparliamo più avanti.</p>



<p>Quale sia la causa effettiva dello &#8220;sballo del corridore&#8221; probabilmente continuerà ancora ad essere oggetto di scambio tra cattedratici.<br>Quello che pare certo invece è che si tratti di una risposta fisiologica che fa riferimento ai nostri progenitori in tempi in cui gli esseri umani correvano per sfuggire a un pericolo improvviso o a un predatore, tutte circostanze in cui un’attenuazione delle sensazioni di dolore erano fondamentali per la sopravvivenza.<br>Come spiego nel mio libro &#8220;La Nutrizione dal 2020 in poi&#8221;, il glucosio è ritenuto erroneamente l&#8217;unico &#8220;combustibile&#8221; del cervello.<br>Il picco insulinico che segue l’assunzione di carboidrati favorisce l’ingresso del glucosio nel cervello.<br>Dopo il picco insulinico vi è un picco ipoglicemico, cioè la glicemia si abbassa velocemente, e tanto di più quanto più elevato è stato il picco glicemico che ha indotto la sua secrezione.<br>Il picco ipoglicemico induce la secrezione di cortisolo da parte della corteccia della ghiandola surrenale (corticosurrene).<br>Questo avviene perché la brusca ipoglicemia non è gradita all’organismo, e perché il cortisolo, detto “ormone dello stress” prepara appunto alla primordiale risposta “lotta o fuggi”.<br>Muovere l’insulina rende, dopo che questa ha agito in direzione ipoglicemizzante, iperattivi, apprensivi, in allerta psichico, ipersensibili, smaniosi, volubili ed a volte anche aggressivi. La ricerca di nuovo glucosio è inevitabile.</p>



<p>Un sistema biologico come questo (iperglicemia-insulina-cortisolo-ipoglicemia) se continuamente stimolato diventa intrinsecamente automantenuto. Il cortisolo viene prodotto anche senza esigenze biologiche vere e proprie, per una sorta di disfunzione dei circuiti dello stress.<br>Il continuo inondare il nostro organismo con cibi amidacei, che per l’elevatissimo contenuto di carboidrati (=glucosio) terrà i circuiti dello stress iperattivi, con i meccanismi su esposti, spingerà verso lo scompenso metabolico.</p>



<p>C&#8217;è un ulteriore elemento da evidenziare.<br>I derivati del grano (pane, pasta, pizza, biscotti etc.) innalzano più facilmente la glicemia di ogni altro carboidrato complesso, ma perfino dello zucchero da cucina.<br>Hanno sull&#8217;organismo un effetto simile agli oppiacei che, associato al ciclo iperglicemia-insulina-ipoglicemia sopra descritto, stimolano l’appetito potentemente.<br>Questo effetto è dovuto al glutine.<br>Molti studi scientifici hanno dimostrato che i polipeptidi (chiamati esorfine) nei quali viene scomposto il glutine, si legano ai recettori degli oppiacei: una vera e propria droga.<br>Tante volte mi sono capitati pazienti che mi hanno confessato: “Mi sento come drogato dalla pasta o dalla pizza o dal pane o dalla schiacciata&#8230;&#8221;.<br>L’effetto sul cervello dei polipeptidi derivati dal glutine viene bloccato dalla somministrazione di Naloxone, farmaco antagonista recettoriale degli oppioidi (che abbiamo citato all&#8217;inizio, ricordate?), usato per trattare l’overdose da eroina e per invertire l’effetto dei narcotici durante gli interventi chirurgici.<br>Nelle cavie da laboratorio la somministrazione di Naloxone impedisce alle esorfine del grano di legarsi ai recettori degli oppioidi presenti nel cervello.<br>Proprio così: il farmaco, il Naloxone, che blocca i recettori degli oppiacei e ne impedisce l’azione biochimica, inibisce anche gli effetti del glutine sul cervello.<br>In altri termini, il farmaco Naloxone, che annulla gli effetti degli oppioidi (come la morfina, o loro sostituti come la cannabis), annulla anche quelli delle esorfine del grano!</p>



<p>Quindi, in sintesi, la digestione del grano dà luogo a composti simili alla morfina o alla cannabis, procurando euforia.<br>Mi è capitato in passato nei miei allenamenti in salita in bici, di passare davanti ad un ristorante e vedere gli avventori alle prese con succulenti piatti di pasta; entrambi, io e loro, avevamo un senso di euforia: il mio provocato dalle endorfine che lo sforzo intenso stava facendo produrre al mio cervello, quello dei “pastofili” provocato dalle esorfine prodotte dalla digestione delle proteine del grano.</p>



<p>Con rigore scientifico e senza nessuna aria di complottismo, dobbiamo riconoscere che viviamo una condizione iper-carboidratica, creata ad arte, perché è l’unico modo per ridurre le persone a consumatori folli di glucosio, letteralmente glicomani (o glucomani), cioè drogati di glucosio.<br>Condizione questa purtroppo alimentata dall&#8217;informazione nutrizionale imperante che continua a raccomandare l&#8217;introduzione ogni giorno di 350-400 grammi di carboidrati soprattutto da amidi ricchi di fibre.</p>



<p>La conseguenza diretta di questo scenario dal mio punto di vista è una epidemia di malattie e richiedenti aiuto che sta raggiungendo livelli di assoluta emergenza sanitaria.</p>
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		<title>Cos’è che ci rende davvero felici?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Grieco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 15:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di salute]]></category>
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<h5 class="wp-block-heading">Sembra strano, ma a questa domanda fatta a bruciapelo, pochissimi sanno rispondere immediatamente, soprattutto con convinzione.</h5>



<p>E anche dopo qualche secondo di riflessione, intimamente sospettiamo che qualunque sia la nostra risposta, forse non ci appartiene davvero fino in fondo.<br>Forse la felicità non è in “qualcosa”.</p>



<p>E talvolta ci sembra di non trovare neanche un motivo che ci possa fare sentire autenticamente felici.<br>C’è un perché: magari siamo cercando a tutti i costi quello che manca e non vediamo quello di cui già disponiamo.<br>Chi si concentra sul desiderare ciò che pensa mancargli, vivrà in uno stato di insoddisfazione continuo.<br>Chi si abitua invece a trovare le cose belle di cui ringraziare, coltiverà in sé un atteggiamento positivo che darà un sereno e gioioso senso di appartenenza alla propria stessa vita.</p>



<p>Non dobbiamo pensare che sia un tema da filosofia spicciola. Molti percorsi di sollevamento da malesseri fisici partono proprio da questa consapevolezza.<br>Anzi, in tutta la mia esperienza di medico, spesso questa è proprio la condizione indispensabile per iniziare a ritrovare vera salute e benessere.</p>
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		<title>Le rapide tumultuose del fiume della nostra vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Grieco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 15:30:06 +0000</pubDate>
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<h5 class="wp-block-heading">Spesso ci misuriamo faticosamente con la sensazione che spetti a noi condurre la nostra vita in modo esclusivo.</h5>



<p>In questi casi, molto probabilmente, prima o poi incontreremo quella che definirei la fatica del vivere.<br>Orientare il nostro destino a tutti i costi, creandoci continue aspettative un po’ su tutto, su noi stessi, sugli eventi, sulle persone, prima o poi tende a sfinirci.<br>La vita in generale ha un suo fluire, a volte tranquillo, a volte turbolento, come le acque di un fiume, calme in certi tratti e con rapide tumultuose in altri.</p>



<p>Siamo addestrati, per educazione e consuetudini sociali, a produrre continuamente bisogni di ogni tipo, al punto che poi li scambiamo per progetti di vita: si vive spesso solo PER qualcosa.<br>Alcune volte ci si accorge di girare a vuoto, nel senso che si corre e si corre senza in realtà sapere dove.<br>Nello stesso momento ci si allontana sempre di più anche da noi stessi.<br>Si è talmente impegnati a fare altro, che non c’è più tempo, né desiderio, di stare un po’ in compagnia di noi stessi.</p>



<p>La stessa cosa vale per il desiderio di stare con altri.<br>C’è un grande impoverimento delle relazioni interpersonali&#8230; non ci si cerca più, perché lo stare insieme non è più un tempo di condivisione, non è più un tempo da costruire insieme<br>ognuno con il proprio contributo.<br>Chi ha qualche decennio di vita, si sarà accorto che è in atto una superficializzazione dei rapporti.<br>Quelle che vengono chiamate “amicizie”, sono quasi sempre relazioni del “do ut des” latino, “Ti do qualcosa di me per ricevere in cambio qualcosa di te”.</p>



<p>I rapporti familiari hanno anch’essi risentito di un crescente individualismo&#8230; e la solitudine aleggia silenziosamente fra le mura di casa.<br>Questi fenomeni sociali sono l’altra faccia di un malessere che la gente ha dentro&#8230; stando male dentro, non ci si sente più aperti verso gli altri&#8230; quando stiamo male, siamo istintivamente chiamati ad occuparci di noi stessi.</p>



<p>Questa condizione non è solo una questione psicologica o sociale.</p>



<p>E&#8217; quella che definisco una questione di salute bioelettrica, una assoluta innovazione che ho portato in Medicina.<br>E&#8217; urgente occuparci del nostro sistema nervoso, che si trova in un momento di disadattamento evolutivo, un condizione che stiamo vivendo nel nostro sviluppo filogenetico, che non riesce più a tenere il passo con il cambiamento delle condizioni ambientali.<br>Mi spiego meglio.<br>Noi abbiamo la stessa struttura biologica dei nostri progenitori vissuti 20-30 mila anni fa, ma ci troviamo a vivere, rispetto a quel nostro antenato, con una quantità di informazioni sensoriali che il nostro cervello deve decodificare e gestire, che lo stanno profondamente mettendo in crisi.<br>A questo sovraccarico bioelettrico si aggiunga un aumento del livello di acidificazione dell’organismo (acidosi), soprattutto a livello extracellulare. L’acidosi della matrice extracellulare, col suo carico di infiammazione e disturbi neurovegetativi, aggrava la difficoltà del nostro sistema nervoso a mantenersi in equilibrio dal punto di vista bioelettrico.<br>Il nostro cervello rischia il tilt, e lo si vede bene osservando il numero di persone che paiono sul filo del rasoio di una crisi nervosa.<br>L’ansia patologica, sotto il nome di “stress”, sta rendendo le vite di tante, troppe persone, una penosa condizione esistenziale.<br>Il rimedio a questa situazione passa solo attraverso un importante cambio di stile di vita da un punto di vista di scelte di salute e, soprattutto, sulle nostre scelte alimentari (sì, una enorme responsabilità di tutto questo è causato dalle abitudini alimentari sbagliate).</p>



<p>E un ruolo fondamentale lo gioca l&#8217;importanza della riapertura del nostro cuore al prossimo.<br>Attenzione, non è una serie di raccomandazioni generiche, né considerazione di superficiale &#8220;benaltrismo&#8221;.<br>E&#8217; ciò che deduco dalla mia stessa esperienza di vita e soprattutto professionale.<br>“Riaprire il cuore al prossimo”, ha un punto di partenza: decidere di uscire da se stessi.<br>“Uscire da noi stessi” è ricordarsi che il mondo non gira attorno a noi: la dea fortuna non ha nessun obbligo verso di noi, il semaforo non diventa rosso perché sa che passiamo noi con la nostra fretta, la felicità non è un nostro diritto, gli altri non devono vivere avendo i nostri bisogni come primo scopo nella vita&#8230;<br>Molti pensano che tutto questo abbia poco a che fare con la propria salute, con la propria condizione di malessere, con il proprio convivere faticosamente con forme infiammatorie, croniche o occasionali.</p>



<p>Da medico, con quasi quaranta anni di confronto quotidiano con queste realtà, posso dire con certezza che si sbagliano.</p>
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